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WA:IT Within> Dove Ti Porta il Profumo

  • 21 giu
  • Tempo di lettura: 7 min

Aggiornamento: 24 giu


Per questa edizione incontriamo Joseph Colbourne, autore, contributor di Basenotes e host di un podcast dedicato alla cultura del profumo. Attraverso i suoi scritti e le sue conversazioni, esplora i molteplici modi in cui il profumo si intreccia con la memoria, le emozioni, la creatività e l'esperienza umana.



Con un percorso che unisce aromaterapia, profumeria e storytelling, Joseph guarda alla fragranza non semplicemente come a qualcosa che indossiamo, ma come a un mezzo attraverso il quale facciamo esperienza del mondo.


In questa conversazione esploriamo i ricordi che hanno plasmato la sua sensibilità olfattiva, il legame tra profumo ed emozioni, il ruolo del rituale nella vita contemporanea e le ragioni per cui le fragranze continuano ad affascinarci in un mondo sempre più veloce e frenetico.



Parli spesso del profumo come di qualcosa di profondamente emotivo e trasformativo. Quando hai capito per la prima volta che il profumo poteva diventare il tuo linguaggio?


«Sebbene il profumo mi abbia affascinato fin da giovane, è stato solo quando ho iniziato a esplorare le materie prime aromatiche che ho compreso come il profumo potesse diventare una metafora potente. Ogni olio essenziale, ogni estrazione botanica e ogni molecola aromatica mi incantavano. Mi entusiasmava l'idea di poter raccontare una storia attraverso la composizione di una fragranza. Anche se da tempo ho messo in pausa la creazione di profumi, negli ultimi anni ho trovato una grande gioia nello scrivere di profumo e attraverso il profumo. Connettermi agli altri tramite questo linguaggio è stato immensamente gratificante.»


Crescere in Massachusetts, circondato da boschi, fiori selvatici e dall’oceano, quanto ha influenzato il tuo immaginario olfattivo?


«Moltissimo. Sono stato fortunato a crescere immerso nei profumi della natura: pini, mughetti e narcisi nel giardino di casa; lillà, rose e piante di pomodoro da mia nonna. Vivevamo vicino a uno stagno e alle torbiere di mirtilli rossi, e ricordo ancora distintamente gli aromi umidi e terrosi di quei paesaggi. Naturalmente, anche l'oceano non era lontano.


C'è però un altro aspetto importante: ero attratto anche dagli odori degli oggetti quotidiani. Le gomme da cancellare, i pennarelli, le cassette appena acquistate. Adoravo collezionare gli adesivi profumati da grattare. Anche i miei genitori indossavano diversi profumi, alcuni dei quali hanno lasciato un'impronta profonda nella mia memoria. Da bambino sognavo di avere un giorno una mia fragranza da adulto.»


Il tuo percorso nel mondo della profumeria è iniziato dopo un momento di perdita personale e introspezione. Pensi che il profumo ti abbia aiutato a riconnetterti con te stesso in modo più profondo?


«Sì. Quando persi mia madre nel 2014, fui travolto da un dolore enorme e cercai nel profumo una forma di radicamento. In quel periodo ottenni una certificazione in aromaterapia ed esplorai i suoi benefici sul mio benessere mentale.


Iniziai a comprendere quanto fosse potente la risposta del sistema limbico agli odori e come potessi esplorare il lutto, il dolore e l'intero caleidoscopio delle mie emozioni attraverso il modo in cui reagivo ai profumi. Sfruttare questa forza, prima tramite l'aromaterapia e poi attraverso la profumeria, ha alimentato quella che è diventata una passione destinata a durare tutta la vita»



Bruciare incenso di abete balsamico ha rappresentato per te un punto di svolta. Ricordi ancora quella sensazione?


«Assolutamente sì. Ricordo bene quell'inverno grigio e quei coni d'incenso al balsamo d'abete della Paine. Pensai che fosse una sorta di aromaterapia, pur sapendo pochissimo di cosa significasse realmente.

Mi chiesi: "Se questo mi trasmette calma e serenità, cosa potrebbero fare gli oli essenziali utilizzati in aromaterapia?". È stato lì che tutto è iniziato.

Amavo già le fragranze e ne collezionavo da anni, ma avvicinarmi agli oli essenziali era un territorio completamente nuovo. Ho iniziato acquistando vetiver, cedro, patchouli, catrame di betulla per la sua nota affumicata. Poi sono arrivati gli oli ottenuti da erbe, spezie e fiori. Ho studiato le loro proprietà terapeutiche e quel percorso mi ha portato alla profumeria. Ancora oggi rappresenta il fondamento del mio modo di comprendere, analizzare e vivere il profumo.»


Ti muovi tra ingredienti naturali e molecole sintetiche con un approccio molto personale. Cosa ti affascina della tensione tra natura e tecnologia?


«Questa tensione mi ricorda quella che troviamo nella musica: dissonanza e risoluzione, sintetizzatori analogici accanto agli strumenti a fiato, onde sinusoidali e archi, semplicità e complessità.

La verità è che la chimica non attribuisce alcuna gerarchia di valore alle sostanze. Non importa se una molecola proviene da una pianta o da un laboratorio. Siamo noi a costruire dei miti.

Una molecola come il linalolo o la vanillina, isolata da una fonte naturale, è chimicamente identica alla sua versione sintetica. Ciò che rende speciali i materiali naturali è il loro mistero, la loro bellezza e soprattutto la loro complessità. Ogni materia prima naturale è quasi un profumo a sé stante e va trattata con rispetto.

Sono stato sedotto dalle molecole sintetiche perché permettono di evocare odori e sensazioni che i naturali, da soli, spesso non riescono a esprimere. Il grande profumiere Guy Robert definì le molecole sintetiche "le ossa del profumo" e le materie naturali "la carne". Sono molto incline a condividere questa visione.»


La musica sembra avere un ruolo importante nel tuo universo creativo. In che modo il tuo passato da DJ ha influenzato il tuo modo di pensare al profumo?


«C'è un legame molto forte. Anche se non creo profumi da oltre cinque anni, durante il periodo di studio ritrovavo nella profumeria la stessa concentrazione richiesta dal beatmatching e dalla capacità di fondere due brani in modo fluido.

La disciplina è un principio comune. Chiunque può mettere dei dischi per un pubblico, ma leggere la sala e creare transizioni armoniose distingue un DJ esperto. Allo stesso modo, chiunque può mescolare delle materie prime, ma la vera maestria nasce dalla conoscenza approfondita dei materiali e delle basi della composizione.

Anche la teoria musicale presenta molte analogie con la profumeria: note, accordi, dinamiche. Persino concetti come ritmo e timbro possono essere esplorati attraverso le texture, le tonalità e l'evoluzione di una fragranza.»


Hai detto una volta che il profumo dovrebbe essere avvicinato come l’architettura, la poesia o la pittura. Cosa accomuna queste discipline alla profumeria?


«Quando penso all'architettura penso a struttura, equilibrio e forma complessiva. Anche un profumo ha bisogno di integrità strutturale: se il dosaggio delle note di testa, cuore e fondo non è corretto, o se mancano fissativi adeguati, rischia di collassare.

Nella poesia penso immediatamente al tono e all'atmosfera, ma anche alla sintassi. Un enjambement, ad esempio, può essere paragonato all'aggiunta di una nota di cumino in un accordo floreale: crea tensione, interesse e movimento.

Nella pittura troviamo acquerelli, trasparenze, opacità, chiaroscuro, spazio negativo. Tutti concetti che possono essere applicati anche al profumo. Amo il fatto che queste discipline amplino il nostro vocabolario e il nostro modo di descrivere e comporre le fragranze.»



C'è un ingrediente con cui senti una connessione particolare in questo momento?


«I damasconi e i damascenoni. Sono chetoni della rosa presenti in diversi oli essenziali. In particolare sono molto legato al β-damascenone, che presenta sfumature di rosa, miele, tabacco, mela e frutta secca.

È interessante sapere che il β-damascenone è anche uno dei principali componenti aromatici dei vini rossi e del bourbon del Kentucky.»


La tua estetica appare allo stesso tempo contemporanea e senza tempo. Ci sono artisti, scrittori, musicisti o registi che ti ispirano costantemente?


Artisti: Ellsworth Kelly, Mark Rothko, Helen Frankenthaler, Cleve Gray, Josef Albers.

Scrittori: Jean Cocteau, Jean Genet, W. Somerset Maugham, T.S. Eliot, Emily Dickinson, Martin Shaw, Robert Frost.

Musicisti: Brian Eno, Harold Budd, Tangerine Dream, Hans-Joachim Roedelius, Eberhard Weber.

Registi: Jean-Luc Godard, Ingmar Bergman, David Lynch, Stan Brakhage, Len Lye.


La sostenibilità sta diventando centrale nel mondo della bellezza e della profumeria. Quale responsabilità hanno oggi i profumieri?


«Credo che un profumiere debba evitare gli sprechi ogni volta che sia possibile. Una certa quantità di spreco è inevitabile durante lo sviluppo di un prodotto, ma è fondamentale adottare pratiche responsabili.

Il prodotto finale dovrebbe nascere da un approvvigionamento etico e sostenibile delle materie prime ed essere presentato in un packaging semplice e, quando possibile, biodegradabile.»


WA:IT concepisce la fragranza come un “integratore olfattivo”, qualcosa che può sostenerci, radicarci o aiutarci a ritrovare il nostro equilibrio emotivo. Pensi che il profumo possa davvero influenzare il nostro stato mentale ed emotivo?


«Assolutamente sì.

Grazie alla mia formazione in aromaterapia ho imparato che esistono composti aromatici capaci di influenzare positivamente il nostro stato mentale ed emotivo. Alcuni sono stimolanti, come rosmarino ed eucalipto; altri hanno effetti rilassanti, come lavanda e neroli.

I sesquiterpeni presenti negli oli essenziali di cedro, patchouli e vetiver favoriscono il rilassamento e aiutano a ridurre lo stress.

Quindi sì, senza alcun dubbio.»


Nonostante viviamo in un'epoca caratterizzata da velocità, tecnologia e stimoli continui, le persone continuano a cercare rituali. Perché pensi che i rituali siano ancora importanti?


«I rituali sono il collante della società.

Essendo creature profondamente sociali, abbiamo bisogno dei rituali per dare struttura alle nostre relazioni, al tempo e ai grandi cambiamenti della vita. Il ritmo frenetico dell'esistenza moderna, l'influenza della tecnologia e i meccanismi di ricompensa che alimentano la dipendenza dagli schermi devono essere bilanciati da ciò che siamo davvero come esseri umani.

I rituali ruotano attorno a quel nucleo essenziale. I luoghi di incontro, la spiritualità, gli atti di servizio e perfino le routine quotidiane più semplici sono tutti rituali che dovremmo impegnarci a preservare mentre la tecnologia continua ad avanzare.»


C'è una fragranza WA:IT che senti particolarmente vicina in questo momento?


«Direi EN.

Mi ha colpito l'utilizzo dell'aneto nelle note di testa: erbaceo, caldo e leggermente dolce. Esalta magnificamente l'accordo di liquirizia mentre si intreccia con la resina di incenso.

È una fragranza davvero unica ma, allo stesso tempo, sorprendentemente familiare e confortevole.»


Il profumo è invisibile, eppure ha il potere di esprimere chi siamo più profondamente delle parole. Cosa pensi che riveli dell'identità?

«Credo che il profumo riveli che siamo molto più delle nostre identità.

Un amico mi ha recentemente fatto notare che dovremmo sviluppare un rapporto diverso con il profumo: non usarlo necessariamente per dichiarare un'identità fissa, ma per vivere un'esperienza temporanea. Una sorta di incarnazione momentanea.

È come leggere un romanzo o guardare un film narrato in prima persona: per un attimo possiamo uscire da noi stessi e immaginare altre possibilità.

In una cultura che spesso enfatizza eccessivamente l'identità, riducendo la complessità dell'individuo a semplici etichette, il profumo può diventare uno strumento di libertà. Un modo per superare quei confini e sperimentare nuove versioni di noi stessi.»



WA:IT crede che il profumo possa essere molto più di qualcosa che indossiamo.


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