WA:IT Within> Dove Ti Porta il Profumo
- 7 ore fa
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Per questa edizione incontriamo Joseph Colbourne, autore, contributor di Basenotes e host di un podcast dedicato alla cultura del profumo. Attraverso i suoi scritti e le sue conversazioni, esplora i molteplici modi in cui il profumo si intreccia con la memoria, le emozioni, la creatività e l'esperienza umana.

Con un percorso che unisce aromaterapia, profumeria e storytelling, Joseph guarda alla fragranza non semplicemente come a qualcosa che indossiamo, ma come a un mezzo attraverso il quale facciamo esperienza del mondo.
In questa conversazione esploriamo i ricordi che hanno plasmato la sua sensibilità olfattiva, il legame tra profumo ed emozioni, il ruolo del rituale nella vita contemporanea e le ragioni per cui le fragranze continuano ad affascinarci in un mondo sempre più veloce e frenetico.

Intervista a cura di Olivia Fincato, giornalista con base a New York e collaboratrice di Vogue Italia, Living Corriere, AD Italia e La Repubblica. Il suo lavoro esplora il design, la cultura e le storie che meritano di essere raccontate.
Parli spesso del profumo come di qualcosa di profondamente emotivo e trasformativo. Quando hai capito per la prima volta che il profumo poteva diventare il tuo linguaggio?
«Sebbene il profumo mi abbia affascinato fin da quando ero molto giovane, è stato solo quando ho iniziato a esplorare le materie prime odorose che ho compreso quanto l’olfatto potesse diventare una potente forma di espressione. Ogni olio essenziale, estratto botanico e molecola aromatica apriva un nuovo universo di possibilità. Ero affascinato dall’idea che un profumo potesse raccontare una storia senza usare parole. Anche se da tempo ho smesso di creare profumi, negli ultimi anni ho trovato un immenso piacere nello scrivere di fragranze e attraverso le fragranze. Rimangono un mezzo straordinariamente ricco per creare connessioni, riflettere e raccontare storie.»
Crescere in Massachusetts, circondato da boschi, fiori selvatici e dall’oceano, quanto ha influenzato il tuo immaginario olfattivo?
«Sono cresciuto immerso nei profumi: i pini, i mughetti, i lillà, le rose, le piante di pomodoro, la terra umida attorno agli stagni e alle paludi di mirtilli rossi, e l’aria salmastra dell’oceano. Ma ero altrettanto affascinato dagli odori degli oggetti quotidiani: le gomme da cancellare, i pennarelli, le cassette appena aperte, gli adesivi profumati da grattare. Anche i miei genitori usavano fragranze e alcuni di quei profumi hanno lasciato in me un ricordo indelebile. Guardando indietro, mi rendo conto che quelle memorie hanno plasmato il modo in cui vivo e percepisco il profumo ancora oggi.»
Il tuo percorso nel mondo della profumeria è iniziato dopo un momento di perdita personale e introspezione. Pensi che il profumo ti abbia aiutato a riconnetterti con te stesso in modo più profondo?
«Dopo la perdita di mia madre nel 2014, ho sentito tutto il peso del dolore e mi sono avvicinato al profumo come a una fonte di conforto e radicamento. In quel periodo ho conseguito una certificazione in aromaterapia e ho iniziato a esplorarne gli effetti sul mio benessere personale. Attraverso questa esperienza ho compreso la profonda connessione che esiste tra olfatto ed emozioni. Il profumo è diventato un modo per attraversare il lutto, elaborare il dolore e comprendere più profondamente l’intero spettro della mia vita emotiva.»

Bruciare incenso di abete balsamico ha rappresentato per te un punto di svolta. Ricordi ancora quella sensazione?
«Stavo attraversando un inverno particolarmente difficile quando ho iniziato a bruciare incenso di abete balsamico. Ricordo di aver notato quanto rapidamente riuscisse a infondere una sensazione di calma e di essermi chiesto perché il profumo potesse avere un effetto così potente sulla mente. Quella curiosità mi ha portato agli oli essenziali, al vetiver, al legno di cedro, al patchouli, al catrame di betulla e, infine, a un’esplorazione molto più profonda del mondo delle fragranze. Quella che era iniziata come una ricerca di conforto è diventata il fondamento del modo in cui oggi comprendo, vivo e racconto il profumo.»
Ti muovi tra ingredienti naturali e molecole sintetiche con un approccio molto personale. Cosa ti affascina della tensione tra natura e tecnologia?
«La trovo simile alla musica: dissonanza e armonia, sintetizzatori e strumenti a corda che lavorano insieme. La chimica, di per sé, non riconosce una gerarchia tra materiali naturali e sintetici. Ciò che rende i naturali così affascinanti è la loro complessità. Ognuno è quasi un profumo a sé stante e merita di essere trattato con rispetto. Allo stesso tempo, le molecole sintetiche permettono ai profumieri di creare sensazioni ed effetti che la natura, da sola, non può offrire. Penso spesso a una definizione del profumiere Guy Robert: i sintetici sono le ossa di una fragranza, i naturali la sua carne. Ho sempre trovato che fosse un modo bellissimo per comprendere il loro rapporto.»
La musica sembra avere un ruolo importante nel tuo universo creativo. In che modo il tuo passato da DJ ha influenzato il tuo modo di pensare al profumo?
«Entrambe le discipline richiedono concentrazione, intuito e una profonda conoscenza dei propri materiali. Un bravo DJ non si limita a suonare dei brani: impara a leggere una stanza, creare transizioni e costruire una narrazione attraverso il suono. Vedo molte affinità con la profumeria. Chiunque può combinare degli ingredienti, ma padroneggiare le materie prime e comprenderne le interazioni richiede tempo e disciplina. Esistono inoltre sorprendenti somiglianze tra la teoria musicale e la composizione di una fragranza: note, accordi, ritmo, texture ed evoluzione contribuiscono tutti a plasmare l’esperienza.»
Hai detto una volta che il profumo dovrebbe essere avvicinato come l’architettura, la poesia o la pittura. Cosa accomuna queste discipline alla profumeria?
«Tutte si basano sulla composizione. L’architettura riguarda la struttura, l’equilibrio e le proporzioni; anche un profumo ha bisogno di fondamenta solide, altrimenti rischia di non reggere. La poesia lavora sul tono, sull’atmosfera e sulla tensione. A volte un singolo ingrediente può trasformare una fragranza proprio come una parola inaspettata può cambiare il significato di una poesia. Anche la pittura offre un parallelo interessante. Concetti come trasparenza, contrasto, texture e spazio negativo esistono anche nella profumeria. Queste discipline ci ricordano che una fragranza non è soltanto qualcosa che annusiamo, ma qualcosa che possiamo vivere, interpretare e persino immaginare.»

C'è un ingrediente con cui senti una connessione particolare in questo momento?
«Ultimamente sono affascinato dai damasconi e dai damascenoni, una famiglia di molecole aromatiche naturalmente presenti nella rosa e in altre piante. In particolare, il β-damascenone ha catturato la mia attenzione. Racchiude contemporaneamente sfaccettature di rosa, miele, tabacco, mela e frutta essiccata. Ciò che trovo particolarmente intrigante è che rappresenta anche uno dei principali composti aromatici presenti nel vino rosso e nel bourbon del Kentucky. È un bellissimo promemoria di come il profumo possa mettere in relazione mondi apparentemente lontani.»
WA:IT concepisce la fragranza come un “integratore olfattivo”, qualcosa che può sostenerci, radicarci o aiutarci a ritrovare il nostro equilibrio emotivo. Pensi che il profumo possa davvero influenzare il nostro stato mentale ed emotivo?
«La mia formazione in aromaterapia mi ha mostrato quanto il profumo possa essere potente. Alcuni composti aromatici possono aiutare a stimolare la mente, mentre altri favoriscono calma e rilassamento. Ingredienti come rosmarino ed eucalipto possono avere un effetto energizzante, mentre lavanda, neroli, legno di cedro, patchouli e vetiver sono spesso associati a una maggiore sensazione di benessere e serenità. Il nostro senso dell’olfatto è profondamente connesso alle emozioni, ed è proprio per questo che una fragranza può avere un impatto così profondo su come ci sentiamo.»
Nonostante viviamo in un'epoca caratterizzata da velocità, tecnologia e stimoli continui, le persone continuano a cercare rituali. Perché pensi che i rituali siano ancora importanti?
«I rituali danno struttura e significato alle nostre vite. Come esseri sociali, ci affidiamo ad essi per scandire il tempo, attraversare i cambiamenti e creare connessioni con gli altri. Oggi la nostra attenzione è costantemente sollecitata dalla tecnologia e dall'incessante stimolazione della cultura digitale. I rituali ci aiutano a ritornare a noi stessi. Che si esprimano attraverso la comunità, la spiritualità, i gesti di cura verso gli altri o semplici abitudini quotidiane, ci ricordano qualcosa di essenziale sull'essere umani. Man mano che la tecnologia continua ad accelerare, queste sono pratiche che meritano di essere preservate.»
C'è una fragranza WA:IT che senti particolarmente vicina in questo momento?
«Sceglierei EN. Sono stato immediatamente colpito dall'uso dell'aneto nelle note di apertura: erbaceo, caldo e leggermente dolce. Esalta magnificamente l'accordo di liquirizia mentre si fonde con la resina di incenso. Quello che amo di più è il fatto che riesca a essere al tempo stesso inaspettata e familiare. È una fragranza distintiva, ma profondamente rassicurante.»
WA:IT crede che il profumo possa essere molto più di qualcosa che indossiamo.
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