WA:IT Within > Torna a ciò che sei, con Eduardo Martinez-Diaz
L’estate cambia il nostro ritmo. Ci porta altrove, ma allo stesso tempo ci offre lo spazio per tornare a ciò che conta davvero: il corpo, la presenza, i piccoli rituali che ci aiutano a restare centrati, ovunque ci troviamo.
Per questa edizione di WA:IT Within abbiamo invitato Eduardo Martinez-Diaz, insegnante di yoga e meditazione di origini panamensi, lifestyle engineer e collaboratore di lunga data di WA:IT, a condividere la sua personale selezione per l’estate.
Dalla Malasana dopo un lungo volo ai principi ayurvedici per nutrirsi nei mesi più caldi, passando per rituali di radicamento, un modo più leggero di viaggiare e le fragranze WA:IT a cui torna naturalmente.
Piccoli gesti e spunti da salvare, portare con sé e ritrovare durante tutta l’estate.

Fondatore di Form+Space: Awareness®, Eduardo lavora nel punto d’incontro tra biomeccanica, mobilità funzionale, respiro, meditazione e tradizione filosofica dello yoga.
Il suo percorso è iniziato con una laurea in Ingegneria Chimica alla Georgia Tech e oltre dieci anni di esperienza nell’industria chimica, prima che una curiosità coltivata da sempre verso la coscienza lo conducesse in un’altra direzione.
Nel tempo ha scoperto che il rigore scientifico e la pratica contemplativa non sono due strade opposte, ma modi complementari di comprendere più profondamente noi stessi.

Forse non è un caso che Eduardo Martinez-Diaz e Raffaella Grisa, fondatrice di WA:IT, siano entrambi ingegneri. Li accomuna un istinto per la struttura e la convinzione che, una volta comprese le fondamenta, l’intuizione possa esprimersi con maggiore libertà.
«Per me, guarire significa intraprendere un percorso che ci riporta alla nostra integrità originaria», racconta Eduardo. «Più che cercare di aggiustare qualcosa che non funziona, la pratica ci invita a riconnetterci con ciò che è sempre stato presente dentro di noi.»
È da questa visione che nasce Form+Space: Awareness®, la sua nuova piattaforma online, dove movimento, respiro, meditazione e semplici rituali quotidiani diventano strumenti per ascoltarsi con più attenzione.
Spunti da annotare, custodire e portare con sé durante l’estate, ovunque conduca il viaggio.

Eduardo Martinez-Diaz
Intervista di Olivia Fincato, giornalista con base a New York che collabora con Vogue Italia, Living Corriere, AD Italia e La Repubblica, raccontando design, cultura e storie capaci di lasciare un segno.
Il tuo percorso è iniziato come ingegnere. Quando hai sentito per la prima volta il bisogno di esplorare un modo diverso di comprendere il corpo e il sé?
In realtà, il mio percorso è cominciato molto prima dell’ingegneria. Da adolescente ero affascinato dalla metafisica cristiana e dalle domande legate alla coscienza e alla natura dell’universo. Quella curiosità mi ha portato naturalmente verso la scienza e, in seguito, a laurearmi in Ingegneria Chimica alla Georgia Tech.
Mentre costruivo la mia carriera professionale, lo yoga è entrato nella mia vita quasi in silenzio, come una pratica capace di riportarmi al corpo e darmi stabilità. Ma è stato solo dopo il mio trasferimento a New York che tutto ha iniziato a convergere.
L’intensità e l’imprevedibilità della città hanno agito come una sorta di catalizzatore. In una piccola classe di yoga alla YMCA di Brooklyn, quella ricerca che fino ad allora era stata soprattutto intellettuale ha finalmente trovato una dimensione fisica. Corpo, mente e coscienza hanno smesso di essere interessi separati e sono diventati un unico percorso.
Guardando indietro, New York è stata il luogo in cui tutti questi elementi si sono mescolati e hanno dato forma al lavoro che porto avanti oggi.
Oggi, cosa significa per te guarire e come descriveresti la pratica che hai creato attraverso Form+Space: Awareness®?
Per me, guarire è prima di tutto un processo che nasce da dentro: un viaggio che ci riporta alla consapevolezza della nostra integrità originaria.
Con Form+Space: Awareness® esploro la relazione tra la forma — il corpo e la natura — e lo spazio, inteso come quella dimensione più sottile della coscienza. La consapevolezza nasce nel momento in cui comprendiamo che non sono realtà separate, ma espressioni della stessa natura.
Il mio metodo affonda le radici nella tradizione classica dello yoga e integra movimento, mobilità funzionale, respiro, meditazione e piccoli rituali quotidiani per trasformare questa conoscenza in esperienza vissuta.
Più che cercare di aggiustare qualcosa che non funziona, la pratica ci invita a ricordare ciò che è sempre stato presente.
Qual è un rituale che ti aiuta a sentirti radicato durante l’estate?
Il mio rituale estivo preferito è semplicemente trascorrere del tempo nella natura, lasciando spazio alla contemplazione.
Può essere una pratica lenta sull’erba in uno dei parchi di New York, una passeggiata all’aperto in silenzio o accompagnata dalla musica, oppure qualche momento di meditazione immerso negli elementi naturali.
Quando non posso stare fuori, cerco di portare la natura dentro casa e di creare uno spazio che favorisca quiete e riflessione.
Sono momenti semplici, ma nutrono la mia creatività e mi aiutano a restare centrato per tutta la stagione.

Quali asana aiutano il corpo ad aprirsi e a ritrovare morbidezza durante un viaggio?
Quando viaggio torno spesso a Malasana, la posizione della ghirlanda, conosciuta anche come yogi squat. Dopo molte ore trascorse seduto mi aiuta subito a ritrovare una sensazione di radicamento. Apre anche e bacino, favorisce la digestione e ci riconnette alla terra.
Anche solo 30 secondi possono fare una grande differenza. Se le ginocchia richiedono una variante più delicata, mi sdraio sulla schiena e porto entrambe le ginocchia al petto. È un gesto semplice che distende la colonna e riattiva delicatamente il bacino dopo molte ore di immobilità.
Quale semplice sequenza possiamo praticare dopo un lungo volo?
Torno sempre ai Saluti al Sole. Sono un classico per un motivo: risvegliano il corpo, riattivano la circolazione e riportano respiro e movimento in dialogo tra loro.
Le flessioni in avanti, come Uttanasana e Adho Mukha Svanasana, il Cane a Testa in Giù, allungano dolcemente la parte posteriore del corpo e aiutano il sistema nervoso a ritrovare calma dopo il viaggio.
Di solito inserisco la sequenza tra due brevi momenti di meditazione in movimento, così che la pratica inizi e si concluda nella consapevolezza, e non resti soltanto un esercizio fisico.
Quali posizioni aiutano maggiormente a sciogliere le tensioni di collo, schiena e anche?
Trovo particolarmente efficace combinare movimenti delicati della colonna, aperture del bacino e torsioni distensive.
Torno spesso a posizioni come Gatto-Mucca, Thread the Needle, Posizione del Bambino, torsioni da supini e variazioni della Posizione del Piccione, adattandole sempre alle esigenze del singolo corpo.
Più che cercare di forzare la flessibilità, preferisco muovermi con curiosità, seguendo il respiro e lasciando che la tensione si sciolga, invece di tentare di spingerla via.
Come dovremmo ascoltare il corpo diversamente nei mesi più caldi?
In estate invito sempre a cercare più morbidezza, invece di spingere di più. Il caldo intensifica naturalmente le sensazioni, quindi invece di inseguire una pratica più intensa è importante prestare attenzione ai segnali più sottili: idratazione, stanchezza, qualità del respiro e capacità di recupero.
Lo yoga ci ricorda che la consapevolezza vale più della performance.
L’estate ci invita a praticare con maggiore leggerezza, ricettività e rispetto per i ritmi naturali del corpo.

Cosa ci insegna l’Ayurveda sull’alimentazione durante l’estate?
L’Ayurveda — la “scienza della vita” — ci ricorda che l’estate è una stagione dominata dal calore e che, proprio per questo, ciò che mangiamo dovrebbe aiutarci a ritrovare equilibrio, anziché aggiungere ulteriore intensità.
Istintivamente, in questo periodo scelgo pasti più leggeri e stagionali, frutta e verdura fresche, una buona idratazione e ingredienti ed erbe dalle qualità rinfrescanti.
Più che seguire regole rigide, per me si tratta di sviluppare la capacità di ascoltarsi e riconoscere ciò che ci lascia nutriti, lucidi ed energici.
Ci sono cibi o abitudini che preferisci evitare quando viaggi?
Quando viaggio cerco di mantenere tutto il più semplice possibile. Pasti molto pesanti, troppo alcol o caffè e mangiare più del necessario tendono ad appesantire il corpo, soprattutto dopo molte ore di volo.
Preferisco scegliere cibi facili da digerire, idratarmi bene e muovermi ogni volta che posso. Anche una breve passeggiata o qualche respiro consapevole possono fare una grande differenza nel modo in cui arriviamo a destinazione.
Come strutturi le tue lezioni e cosa vorresti che le persone portassero con sé una volta terminate?
In quasi vent’anni di insegnamento, il mio modo di costruire le lezioni ha continuato a evolversi, ma un principio è rimasto invariato: ogni sequenza ha un’intenzione precisa.
Progetto ogni pratica unendo i principi dell’allineamento biomeccanico a quelli energetici della tradizione classica dello yoga, creando sequenze che sostengano allo stesso tempo corpo e mente.
A volte il lavoro si concentra su un’area specifica — anche, spalle o core — mentre altre volte costruisco una pratica più completa, un vero e proprio potpourri capace di riportare equilibrio all’intero corpo.
Anche il ritmo è fondamentale, che nasca dal respiro e dal movimento o che sia sostenuto dalla musica.
Più di ogni altra cosa, vorrei che le persone uscissero dalla pratica sentendosi più vicine a sé stesse, con maggiore fiducia nella propria esperienza e con quella sensazione di leggerezza e presenza capace di accompagnarle nella vita quotidiana.

Cosa cambia in una sessione privata, quando la pratica viene costruita intorno a una sola persona?
L’essenza della pratica yoga non cambia. Il mio modo di costruire le sequenze resta lo stesso, che io lavori con una persona o con un gruppo. A cambiare è la profondità dell’ascolto e dello scambio.
In una sessione privata posso entrare più in sintonia con il corpo fisico ed energetico della persona, con il suo stato mentale e con le intenzioni più profonde che porta nella pratica. Lo yoga ci ricorda che siamo molto più della nostra dimensione fisica e il lavoro individuale mi permette di rivolgermi alla persona nella sua interezza, non soltanto alla pratica.
La sequenza non viene reinventata, ma si adatta in modo molto più preciso a come lo studente arriva quel giorno: ai suoi obiettivi, alle difficoltà che sta attraversando e al momento della vita in cui si trova.
Spesso dedichiamo più tempo al rilascio miofasciale e al lavoro rigenerativo con l’aiuto di supporti, creando lo spazio per entrare in contatto più profondamente con il corpo, sia fisico sia energetico. Posso anche integrare visualizzazioni guidate, meditazione o pratiche di respirazione, costruite intorno alle intenzioni della persona e a ciò che emerge durante la sessione.
A volte il lavoro assume anche una dimensione più artistica. Posso creare uno Yantra personalizzato o un disegno ispirato a ciò che osservo durante la pratica. La persona porta con sé qualcosa di tangibile, non come una prescrizione, ma come un invito a continuare l’esplorazione attraverso la propria intuizione.
L’immagine può così diventare parte di un rituale personale, permettendo alla pratica di continuare oltre il nostro incontro e accompagnando un percorso di trasformazione unico e individuale.
Alla fine, la mia intenzione resta la stessa di ogni lezione: aiutare le persone a sviluppare fiducia nel proprio corpo, nella propria mente e nella propria dimensione interiore.
Come è iniziata la tua collaborazione con WA:IT e in che modo il profumo entra nel tuo lavoro con movimento, respiro e consapevolezza?
La mia collaborazione con WA:IT è nata da uno di quegli incontri che sembrano accadere per serendipità.
Un’amica comune, che era anche mia studentessa e conosceva entrambi, ha riconosciuto una sensibilità condivisa e ci ha messi in contatto. Sia Raffaella, fondatrice di WA:IT, sia io abbiamo iniziato il nostro percorso professionale come ingegneri, prima di seguire strade rivolte alla coscienza, alla natura e alla conoscenza di sé. Questa base comune ha reso la collaborazione immediatamente naturale.
Nel corso degli anni abbiamo creato esperienze in cui movimento, respiro, rituale e profumo si intrecciano per amplificare la consapevolezza di chi partecipa.
Il mio rapporto con il mondo olfattivo, in realtà, è iniziato quasi vent’anni fa attraverso il lavoro con gli oli essenziali, ma WA:IT ha trasformato la mia comprensione di come una fragranza possa diventare parte integrante di una pratica contemplativa.
Per me, le fragranze WA:IT racchiudono qualcosa della sapienza della natura. Sono diventate una parte importante della mia evoluzione come insegnante di yoga e del modo in cui creo esperienze immersive per i miei studenti.

Quale fragranza WA:IT sceglieresti per l’estate e quale chakra, emozione o energia senti che risveglia?
La scorsa estate mi sono sentito particolarmente attratto da HITO. Il suo carattere verde e vibrante mi richiama immediatamente il Chakra del Cuore. Associo quella freschezza all’apertura, alla compassione e a una sensazione di spazio interiore.
Indossarlo è un po’ come trovarsi sul bordo di una scogliera, immersi nella natura, in un luogo in cui tutto invita ad aprirsi e ad abbandonarsi a una dimensione più morbida e amorevole.
Quest’estate, invece, sto esplorando HARU. Anche se il suo nome significa “primavera”, in me evoca muschio, terra, acqua e un senso di avventura silenziosa. Lo associo al Chakra Sacrale, il centro della creatività, del fluire, del piacere e della relazione con noi stessi.
È profondamente radicato, ma allo stesso tempo fluido. E, su un piano molto più semplice… è semplicemente un profumo incredibilmente sexy.
Guardando al futuro, quali nuovi progetti stanno prendendo forma e come sta evolvendo la tua pratica Roll + Restore?
Sono molto felice di essere prossimo al lancio della piattaforma online Form+Space: Awareness®. Il mio desiderio è creare nel tempo una vera e propria biblioteca delle sequenze e delle pratiche che ho sviluppato negli anni, offrendo agli studenti la possibilità di praticare ovunque si trovino nel mondo.
La formazione online è stata una parte importante anche del mio percorso personale con molti dei miei insegnanti, e oggi sono grato di poter offrire ad altri la stessa possibilità di accesso.
La piattaforma comprenderà pratiche di movimento, mobilità funzionale, lavoro sul respiro e meditazione, che per me rimane il cuore stesso dello yoga.
Roll + Restore, parte integrante del metodo Form+Space: Awareness®, continuerà a evolversi sia attraverso i contenuti online sia attraverso nuove collaborazioni con musicisti, professionisti del suono e artisti visivi.
Mi interessa sempre di più creare ambienti immersivi in cui movimento, suono, profumo, arte e spazio possano incontrarsi per favorire una rigenerazione profonda, la scoperta di sé e una relazione più autentica con noi stessi.
Mi auguro che questo lavoro possa diventare parte di ciò che lascerò come insegnante: pratiche ed esperienze a cui le persone possano tornare nel corso della loro vita.
Immagini courtesy of Eduardo Martinez-Diaz e WA:IT



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